Navigando nel web alla ricerca di notizie, mi sono imbattuto in questa che, tra le tante, credo sia davvero la più sconvolgente. Non riesco a credere che un politico come Cossiga possa pensare e scrivere queste cose. Allora è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio, ed è lui stesso a dichiararlo. E noi come dei babbei continuiamo a mantenere queste persone, che chissà quali pesi sulla coscienza si portano? Che buon cattolico ex Democristiano, chissà cosa ci nasconde una persona così!! Stragi di stato? Aldo Moro?
Ma questa non è considerata come istigazione? Se qualcun altro avesse detto certe cose, cosa sarebbe successo?
Vi confesso che è questo il clima che mi fa paura!
Bisogna aspettare tempi peggiori. Attendere che si verifichino incidenti gravi in modo da suscitare l’odio della gente nei confronti dei manifestanti e giustificare la repressione poliziesca. È questa la ricetta che il senatore a vita, Francesco Cossiga, ha proposto oggi in una lettera al capo della Polizia, Antonio Manganelli, per far fronte alle manifestazioni degli studenti di questi giorni.
«L’ideale - scrive Cossiga - sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio una donna o un bambino». Mentre il morto dovrebbe essere un agente delle forze dell’ordine. Tutto questo dovrebbe, nel disegno di Cossiga, permettere di «intervenire massicciamente e pesantemente» e «senza arrestare nessuno». L’ex presidente della Repubblica spera poi che i manifestanti devastino sedi importanti e degne di una certa visibilità, come l’arcivescovado di Milano o eventuali sedi Caritas, in modo da suscitare l’indignazione anche delle componenti cattoliche.
Come era atteso, la lettera di Cossiga ha suscitando numerose perplessità nel mondo politico italiano. La domanda che circola nei corridoi della Camera e del Senato è se queste strategie siano state messe in atto in modo cosciente e voluto da Cossiga anche durante i disordini degli anni Settanta, quando ricopriva la carica di ministro degli Interni.
Ecco il testo della lettera
«Caro Capo [Antonio Manganelli, ndr] per alcune dichiarazioni paradossali e provocatorie da me rese sul come gestire l’ordine pubblico in questa ripresa di massicce manifestazioni e come, spengendo tempestivamente i focarelli, si possa evitare che divampino poi gli incendi, mi sono beccato denunzie da molte persone, sacerdoti, frati e suore comprese, e sembra che me sia in arrivo una da parte di S.Em.za il Card. Tettamanzi, firmata anche dai alcuni suoi fedeli adepti dei Centri Sociali, dei No Global e dei Black Bloc». «Osando contro l’osabile - continua -, caro Capo, vorrei darLe un consiglio. Gli studenti più grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini, hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, hanno reagito con cariche d’alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. È stato, mi creda! un grande errore strategico». «Aspetterei ancora un po’ - prosegue nella lettera - adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di ‘Bella ciao’, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno». E non solo. «Il comunicato del Viminale - conclude - dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi
gruppi di naziskin che manifestavano al grido di ‘Hitler! Hitler!’. Questo il mio consiglio».
Ma questa non è considerata come istigazione? Se qualcun altro avesse detto certe cose, cosa sarebbe successo?
Vi confesso che è questo il clima che mi fa paura!
Bisogna aspettare tempi peggiori. Attendere che si verifichino incidenti gravi in modo da suscitare l’odio della gente nei confronti dei manifestanti e giustificare la repressione poliziesca. È questa la ricetta che il senatore a vita, Francesco Cossiga, ha proposto oggi in una lettera al capo della Polizia, Antonio Manganelli, per far fronte alle manifestazioni degli studenti di questi giorni.
«L’ideale - scrive Cossiga - sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio una donna o un bambino». Mentre il morto dovrebbe essere un agente delle forze dell’ordine. Tutto questo dovrebbe, nel disegno di Cossiga, permettere di «intervenire massicciamente e pesantemente» e «senza arrestare nessuno». L’ex presidente della Repubblica spera poi che i manifestanti devastino sedi importanti e degne di una certa visibilità, come l’arcivescovado di Milano o eventuali sedi Caritas, in modo da suscitare l’indignazione anche delle componenti cattoliche.
Come era atteso, la lettera di Cossiga ha suscitando numerose perplessità nel mondo politico italiano. La domanda che circola nei corridoi della Camera e del Senato è se queste strategie siano state messe in atto in modo cosciente e voluto da Cossiga anche durante i disordini degli anni Settanta, quando ricopriva la carica di ministro degli Interni.
Ecco il testo della lettera
«Caro Capo [Antonio Manganelli, ndr] per alcune dichiarazioni paradossali e provocatorie da me rese sul come gestire l’ordine pubblico in questa ripresa di massicce manifestazioni e come, spengendo tempestivamente i focarelli, si possa evitare che divampino poi gli incendi, mi sono beccato denunzie da molte persone, sacerdoti, frati e suore comprese, e sembra che me sia in arrivo una da parte di S.Em.za il Card. Tettamanzi, firmata anche dai alcuni suoi fedeli adepti dei Centri Sociali, dei No Global e dei Black Bloc». «Osando contro l’osabile - continua -, caro Capo, vorrei darLe un consiglio. Gli studenti più grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini, hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, hanno reagito con cariche d’alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. È stato, mi creda! un grande errore strategico». «Aspetterei ancora un po’ - prosegue nella lettera - adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di ‘Bella ciao’, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno». E non solo. «Il comunicato del Viminale - conclude - dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi
gruppi di naziskin che manifestavano al grido di ‘Hitler! Hitler!’. Questo il mio consiglio».
Tratto da
http://eftorsello.wordpress.com/2008/11/08/cossiga-a-manganelli-lasciare-che-gli-studenti-facciano-danni-poi-una-dura-repressione/
La risposta de l’Unità
«Se l'ex presidente Cossiga si fosse limitato ad accusarci di "istigare" qualcuno, avremmo volentieri evitato di rispondergli. L’Unità è sotto gli occhi di tutti e ciascuno può facilmente verificare il contenuto e il tono dei nostri articoli.
Il fatto è che, il 23 ottobre, in un'intervista, aveva suggerito di "infiltrare il movimento con agenti provocatori". E ieri, nella sua lettera indirizzata al capo della polizia, ha auspicato che ci sia "una vittima".
"Agenti provocatori", "vittima". È una sintesi molto precisa di quel che accadde il 12 maggio del 1977 quando a Roma fu uccisa una ragazza di 19 anni, Giorgiana Masi. Ancora non è chiaro come siano andate veramente le cose. Però si sa per certo che la stessa persona che oggi dà certi suggerimenti e formula certi auspici era, all’epoca, ministro dell’Interno. Per questa ragione – con tutto il rispetto – ci sentiamo in dovere di rivolgere al presidente Cossiga una domanda: chi ha ucciso Giorgiana Masi?»
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